Legge Alfano, sospesa la giornata del silenzio

giornale 3' di lettura 14/07/2009 - Il Consiglio nazionale e i Presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti chiedono al Senato di correggere la legge Alfano. Gli errori di alcuni non devono essere il pretesto per stringere il bavaglio alla libertà di stampa.

La cosiddetta “legge Alfano” impone limiti inaccettabili al diritto di cronaca e alla libertà di stampa. L’Ordine dei giornalisti delle Marche spera che il rinvio della legge in Commissione, in vista della discussione al Senato dopo la pausa estiva, consenta un’ulteriore riflessione e la possibilità di sostanziali modifiche.


Con questa speranza i giornalisti hanno sospeso la giornata del silenzio che era stata proclamata per martedì 14 luglio. L’Ordine dei giornalisti delle Marche ha aderito a un documento che è stato firmato dal Consiglio nazionale dell’Ordine e da tutti i Presidenti regionali.


Il documento invita la categoria a un costante impegno a difesa della libertà di cronaca. Non si tratta di sollecitare manifestazioni “contro” chicchessia ma “a favore” del dovere di informare compiutamente i cittadini. “Le disposizioni, approvate di recente alla Camera dei Deputati e che il Senato valuterà dopo la pausa estiva, rappresentano un oggettivo bavaglio al lavoro del giornalista.


La strada di rendere conto di quanto accade nel mondo (resa già difficile dal tempo che manca e dalle innumerevoli strumentalizzazioni che la accompagnano) si fa ancora più angusta e contorta.


“La previsione del carcere, la quantità di multe immaginate, il pesante coinvolgimento dell’editore e la possibilità poco chiara di dare conto di provvedimenti giudiziari solo “per riassunto” finiranno per ridurre al lumicino le opportunità di conoscere le vicende giudiziarie che agitano questo nostro Paese. O, peggio, consentiranno abusi ed esagerazioni in esclusiva a chi non avrà il problema di saldare le penali in sospeso.


“La civiltà di una Nazione si misura, anche e non marginalmente, nel grado di autonomia che è riservato all’informazione, che è per i cittadini insostituibile strumento di conoscenza e di crescita sociale. Il provvedimento, anche se approvato a larga maggioranza dalla Camera, rappresenta un passo indietro e compromette, tra l’altro, la credibilità internazionale del Paese.


“Oltre tutto, la “legge Alfano” si pone in controtendenza rispetto alle intenzioni di questo stesso Governo e questa stessa maggioranza che, poco tempo fa, proponeva di togliere dal Codice la previsione del carcere per il giornalista per sostituirla con l’obbligo della rettifica. Ed è lontana dalla legislazione della Comunità Europea che, ripetutamente, si è espressa a favore della libertà dell’esercizio di cronaca.


“Gli errori che i giornalisti hanno commesso – e che, in qualche misura, sono inevitabili – devono rappresentare un impegno per la categoria a maggiore serietà, rigore e rispetto, ma non possono offrire il pretesto per stringere il bavaglio alla libertà di stampa.


“L’Ordine dei giornalisti confida che l’allarme lanciato dal Presidente della Repubblica, le considerazioni del garante della privacy e i segnali di disponibilità che sono venuti da autorevoli esponenti della maggioranza possano determinare condizioni utili ad approvare norme che garantiscano il diritto dei cittadini all’informazione.


“L’Ordine nazionale e i Presidenti degli Ordini regionali, sollecitano il Presidente del Senato a un incontro a più voci richiesto, ricordando che il senatore Renato Schifani nel discorso con il quale inaugurò la nuova sede del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, affermò che la nuova legge “non dovrà sacrificare e ledere un diritto a un\'informazione corretta, completa, senza timori reverenziali e subalternità ”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-07-2009 alle 16:39 sul giornale del 14 luglio 2009 - 734 letture

In questo articolo si parla di attualità, giornale, Ordine dei Giornalisti





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