Premio Mediterraneo: il premio per la politica va al presidente Spacca

gian mario spacca 08/06/2009 - La quarta edizione del Premio Mediterraneo cade nell’anno della crisi economica mondiale.

I fratelli Nicola e Pietro Silveri e la loro Rusticanella di Jesi, ci hanno pensato un po’ sopra prima di decidere se fosse il caso di sospendere l’iniziativa facendola slittare di un anno. Ma poi è prevalso il principio che, di fronte alla crisi, bisognava non fermarsi. Perché è un po’ come quando un organismo viene scosso dalla febbre (che è un segno di crisi): che si fa, ci si abbandona e si dà termine allo svolgimento delle funzioni vitali? Sarebbe una scelta arrendevole, di morte. Anzi. Ed è proprio in questa congiunzione “anzi” che è racchiuso lo scatto di volontà e di determinazione dei fratelli Silveri. I quali si sono detti: “In ogni caso, avanti tutta!”. Nel momento in cui si interrogavano se sospendere o meno la manifestazione, la crisi era nel pieno della sua virulenza. Oggi, alla soglia della quarta edizione del Premio e alla nona dell’Antologia Enogastronomica (di cui il Mediterraneo è una costola nobile), mentre se ne stanno concludendo i preparativi, arrivano i primi timidi segnali di risposta che l’economia vera incomincia a dare a quella virtuale, vera responsabile del disastro planetario.


L’organismo mostra di reagire e la febbre può essere sconfitta. Noi diamo il nostro piccolo contributo, per quel che possiamo, rispondendo, come sempre facciamo, al pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. Secondo consuetudine, il Premio intende offrire riconoscimenti a quanti, nel settore ampio dell’enogastronomia, in qualsivoglia veste, abbiano dato esempi di intelligenza, di innovazione ( sia pur nel rispetto dei fondamenti della tradizione), di serietà: dall’ambito della produzione, a quello della comunicazione, della tecnica esecutiva e così via. Per rimanere fedeli al connotato dell’internazionalità (anzi, della mediterraneità, lo ripetiamo ancora una volta, non intesa in senso geografico ma in quello più ampio ed articolato dell’ottica geo-culturale), quest’anno uno dei premiati è uno chef italiano che si è distinto quale pioniere della conoscenza della gastronomia italiana in Russia. Marco Iachetta è stato, infatti, uno dei primi a credere che i modelli italiani del mangiar bene e del bere meglio avrebbero potuto riscuotere successo nel grande paese eurasiatico.


La costanza – sua e di altri preveggenti come lui – è stata premiata. Oggi, infatti, nelle due più importanti città della Federazione Russa, Mosca e San Pietroburgo, la ristorazione italiana è molto sviluppata e, soprattutto, straordinariamente apprezzata. Attraverso essa i nostri ottimi cuochi veicolano il modello esistenziale nazionale (considerato che l’enogastronomia è un eccezionale mezzo di trasferimento dei connotati culturali da un popolo all’altro). Pensiamo per un attimo a quanto sconfinato sia il territorio della Federazione Russa, dall’Europa all’Asia, per capire quanto ancora si possa fare per incrementare vieppiù la conoscenza del nostro modo di approcciare la vita attraverso le modalità del mangiare e del bere. Per cui ci permettiamo di dare un consiglio, di offrire uno sprone nonché un augurio ai nostri giovani e preparati chef: avanti, ragazzi, perché l’est può continuare ad essere, per voi, un’ottima prospettiva di lavoro. Aggiungiamo però, sommessamente ma decisamente, una raccomandazione: purché siate sempre lo specchio fedele dell’autentica tradizione culinaria del vostro paese di origine, senza infingimenti né sotterfugi, nel rispetto pieno di quella dimensione di civiltà che l’enogastronomia italiana ha sempre rappresentato e tuttora rappresenta sia nella storia sia nella contemporaneità.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-06-2009 alle 16:59 sul giornale del 08 giugno 2009 - 909 letture

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