Ancona: presentati i risultati inediti di “Ecosistema rischio”

4' di lettura 30/11/-0001 -
Nelle Marche territorio ancora fragile ed esposto a frane e alluvioni otto comuni su dieci hanno abitazioni in aree a rischio e l’84% di essi ha fabbricati industriali in aree soggette a pericolo idrogeologico. Buono, invece, il sistema locale di protezione civile. Oltre l’80% dei comuni ha un piano d’emergenza. Con “Operazione fiumi 2007” di Legambiente, Regione Marche e Dipartimento della Protezione Civile presentati gli inediti risultati di “Ecosistema rischio”

da Legambiente


Tra i comuni delle Marche a più alto pericolo di alluvioni e frane l’80% ha abitazioni in aree a rischio idrogeologico e il 37% presenta in tali aree interi quartieri. Nell’84% dei comuni intervistati sono presenti insediamenti industriali in aree esposte a pericolo di frane e alluvioni. La fragilità del territorio si è aggravata a causa dei mutamenti climatici che comportano, come nelle recentissime alluvioni, temporali brevi ma di incredibile intensità. Nonostante tale fragilità del territorio sia evidente sono poche le amministrazioni comunali che hanno avviato interventi di delocalizzazione degli insediamenti antropici dalle zone a più elevato rischio: il 10% dei comuni ha provveduto a delocalizzare abitazioni e appena il 6% di essi si è attivato per delocalizzare i fabbricati industriali.

Solo il 57% delle amministrazioni svolge una manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica. Complessivamente appena il 20% dei comuni svolge un’opra positiva nella mitigazione del rischio idrogeologico. Completamente diversa, invece, la situazione per quanto riguarda le attività di protezione civile per rispondere all’emergenza in corso: l’84% dei comuni si è dotato di un piano d’emergenza e il 49% di essi lo ha aggiornato negli ultimi due anni. Più di un comune su tre svolge attività di informazione rivolte ai cittadini sui comportamenti adeguati da tenere in caso di calamità.

Questi sono solo alcuni dei dati di “Ecosistema Rischio 2007”, l’indagine inedita di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile presentata, oggi, ad Ancona durante la conferenza stampa organizzata nel corso della tappa marchigiana di “Operazione Fiumi”. Alla conferenza stampa hanno partecipato: Roberto Oreficini, direttore dipartimento Politiche integrate di sicurezza e per la Protezione Civile Regione Marche, Daniel Noviello, portavoce nazionale della campagna “Operazione fiumi 2007”, Luigino Quarchioni, presidente di Legambiente Marche, Leonello Negozi, direttore Legambiente Marche.Con “Ecosistema rischio” Legambiente ha concentrato l’attività di monitoraggio proprio sui 243 comuni delle Marche classificati a rischio da Ministero dell’Ambiente e UPI nel 2003, per verificare cosa facciano realmente le amministrazioni per prevenire il pericolo a cui sono esposti territorio e cittadini.

“Nelle Marche i comuni sembrano complessivamente aver posto le tematiche di protezione civile tra le priorità del loro lavoro - spiega Daniel Noviello, portavoce della campagna – i piani di emergenza permettono, infatti, alla popolazione di sapere cosa fare e dove andare in caso di alluvione e di organizzare soccorsi tempestivi: elementi fondamentali per la mitigazione del rischio. Ma un buon sistema locale di protezione civile non basta per rendere il territorio meno fragile. Sebbene le amministrazioni locali abbiano fatto molti passi avanti nella prevenzione del rischio idrogeologico è necessario lavorare ancora per raggiungere un maggiore livello di sicurezza.” Sono Camerino (Mc) e Monte Urano i comuni più attivi della regione, anche se nessuna amministrazione delle Marche raggiunge quest’anno la classe di merito d’eccellenza “ottimo lavoro svolto”. Pesaro raggiunge la sufficienza, mentre il Comune di Ancona prende un 4,5 in pagella. Fanalino di coda il comune di Fiordimonte, in provincia di Macerata.

“Le amministrazioni comunali della nostra regione si dimostrano sempre più attive nell’opera di mitigazione del rischio idrogeologico – sottolinea Luigino Quarchioni, presidente di Legambinte Marche – soprattutto è stata percorsa molta strada nell’organizzazione di un efficiente sistema locale di protezione civile pronto ad intervenire in caso di emergenza. Tuttavia, è necessario impegnarsi per realizzare interventi di delocalizzazione di abitazioni e insediamenti industriali dalle aree maggiormente esposte a rischio idrogeologico. Una reale politica di prevenzione, infatti, non può prescindere dalla necessità di rendere il nostro territorio meno fragile, anche attraverso interventi che mirino alla rinaturalizzazione delle aree fluviali.”

Clicca qui per vedere l'indagine realizzata nell’ambito di “OPERAZIONE FIUMI 2007”





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 25 ottobre 2007 - 1060 letture

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