castelleone: Fabbricanti di relazioni

4' di lettura 30/11/-0001 -
Il ruolo e la funzione dei centri di aggregazione giovanili, il cui acronimo è CAG, non molto orecchiabile e piuttosto cacofonico, dovrebbero essere oggetto di una più attenta riflessione per poter valorizzare un servizio decisamente importante ma ancora a volte sottovalutato.

di Massimo Bellucci
Esperto di politiche giovanili
bellof3@tiscali.it


Grazie agli effetti della legislazione regionale degli anni Novanta i CAG sono proliferati nella nostra regione, anche se in maniera disomogenea, difatti sono distribuiti a macchia di leopardo, in alcune province, Pesaro e Ascoli, sono più diffusi, lo stesso dicasi per alcune aree, come Jesi e il suo circondario, dove c’è anche un coordinamento territoriale.

Viceversa una presenza capillare ed omogenea di Centri di Aggregazione funzionanti e radicati sul territorio è importante poiché questi centri realizzano l’obiettivo di fornire ai giovani occasioni di incontro e di valorizzazione delle proprie potenzialità creative e comunicative. Rappresentano un servizio informale, “leggero”, ma non per questo meno importante. I giovani hanno la possibilità di sviluppare, attraverso le attività e le iniziative programmate in maniera condivisa e democratica tra i partecipanti, passioni ed attitudini che invece rischierebbero di rimanere latenti.

Ecco quindi il laboratorio di giocoleria, realizzato dal CAG di Senigallia, o l’iniziativa “Età Orizzonti Storie” del CAG di Ripe che ha come obiettivo l’avvicinamento dei giovani agli anziani e il superamento delle barriere generazionali, non mancano laboratori musicali come a Corinaldo o attività che puntano ad un uso creativo delle nuove tecnologie, come nel caso della web radio del CAG di Jesi. Questi sono solo alcuni esempi, tutti i CAG, non solo quelli citati, non si concentrano su un’unica iniziativa, ma ne propongono diverse, anche eterogenee, in modo tale da essere un potenziale punto di riferimento per tutti i giovani.

Proprio la diversità delle proposte e la loro flessibilità rispondente alle esigenze della comunità giovanile locale costituiscono un punto di forza dei CAG, che tuttavia non sempre viene comunicato adeguatamente, con il risultato di non avere, in diversi casi, una idea precisa dell’identità di questo servizio, con ricadute negative dal punto di vista organizzativo e dal punto di vista del reperimento delle risorse. Il rischio di fraintendere la funzione dei CAG produce una doppio equivoco: da un lato i CAG vengono visti talvolta come una struttura talmente leggera da rendere quasi impalpabile la figura degli operatori, sopravvalutando le capacità di autorganizzazione dei giovani e il loro spirito di iniziativa.

I giovani vengono quindi lasciati a se stessi, senza un adeguato supporto organizzativo, educativo e relazionale, nella convinzione che possono trovare da soli tutte le soluzioni e tutti gli strumenti per raggiungere i loro obiettivi. In questo modo, in maniera spesso inconsapevole, si arriva a teorizzare l’inutilità dell’operatore e quindi, in ultima analisi, l’inutilità degli stessi CAG. L’equivoco opposto consiste in una concezione efficientista dei CAG, la cui funzione sarebbe quella di sfornare più iniziative possibili. Gli operatori in questo caso si sostituiscono ai ragazzi, senza lasciare loro adeguati spazi e tempi, fagocitando iniziative di ogni tipo, le più disparate, senza badare ai reali bisogni dei giovani e alla qualità educativa e culturale delle proposte. Le buone prassi sono invece orientate a percorsi di promozione dell’autonomia dei giovani e degli adolescenti, di prevenzione di comportamenti a rischio, per conseguire la quale il ruolo degli operatori è importante, come lo è la rete di collaborazione con le istituzioni del territorio e il sostegno dell’ente locale che resta il principale promotore.

Più che una miriade di iniziative, i centri contribuiscono a costruire relazioni umane significative, che è qualcosa di immateriale, ma importante. Un centro di aggregazione giovanile, specialmente nei piccoli comuni di cui la nostra regione è piena, dove le opportunità di crescita per giovani e adolescenti non sono molte, costituisce un ottimo canale di comunicazione tra istituzioni pubbliche e giovani, che spesso sono distanti, con danno per entrambi, costituisce una occasione di sviluppo culturale per i giovani, gli adolescenti e per tutta la comunità locale.

Il rafforzamento dei centri, o la loro attivazione dove sono assenti, dovrebbero rappresentare una priorità per ogni amministrazione lungimirante e attenta alle nuove generazioni.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 06 settembre 2007 - 1156 letture

In questo articolo si parla di redazione, massimo bellucci, giovani sconosciuti, giovani





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