Parco Gola Rossa: chiarimenti sul recente attacco di un branco di lupi

30/11/-0001 -
Nei giorni scorsi si è verificato un grave episodio di predazione da parte di un gruppo di lupi (due/tre esemplari) che hanno attaccato nottetempo, causando gravi danni, un gregge di pecore dell’allevamento di Valdicastro, località in prossimità di Poggio san Romualdo.

da Parco Gola Rossa


E’ questo sicuramente uno dei più gravi episodi mai accaduti sul nostro territorio e, sull’onda della rabbia, ha dato occasione di risvegliare una leggenda metropolitana che periodicamente circola : sono gli ambientalisti e il Parco Naturale a liberare i lupi”! Occorre a questo punto ribadire con forza che il Parco Naturale Gola della Rossa e di Frasassi, così come gli altri, non ha mai liberato nessun lupo, né altri tipi di animali.

Oltre a tutto, qualsiasi progetto di reintroduzione di animali selvatici, come è avvenuto per il Nibbio reale o per la Starna, necessita di un iter burocratico molto complesso che non potrebbe certo esser tenuto riservato: Ministero dell’Ambiente, Regione Marche, Istituto Nazionale Fauna Selvatica, Comitato Tecnico Scientifico, Comunità del Parco, decine di persone ne sarebbero a conoscenza e nessuno, dotato di buon senso, può pensare ad azioni illegali. Crediamo sia opportuno, invece, fare un po’ di chiarezza sulla presenza del Lupo Appenninico sul Territorio italiano: negli anni ’60 ne rimanevano in Italia poche decine di esemplari, soprattutto in Abruzzo e in Calabria e di fronte al pericolo di estinzione già dal 1977 in Italia e nella Comunità Europea la specie fu inserita fra quelle rigorosamente protette. E’ cominciata così una importante ripresa che, grazie alle caratteristiche ecologiche della specie (grandi camminatori, con regole di divisione territoriale molto rigide ), in pochi decenni ha portato il Lupo appenninico ad una presenza ormai costante non solo da noi (l’Abruzzo è confinante) ma piano piano fino al Nord Italia e addirittura a “espatriare” in Francia, Svizzera e Austria.

Il Parco Naturale Gola della Rossa e di Frasassi, nei suoi continui monitoraggi volti allo studio delle specie presenti nel suo territorio, da circa due anni ha messo in piedi una ricerca sulla presenza del lupo che pur non essendosi ancora conclusa ha messo in luce alcuni punti fermi. Nel Parco e territori limitrofi c’è la presenza di almeno due gruppi familiari, composti ognuno da due adulti (maschio e femmina alfa) e dai giovani (di solito due) che dopo circa un anno saranno allontanati dai genitori e si muoveranno alla ricerca di un proprio territorio, anche se spesso sono vittime di avvelenamenti, bracconaggio e investimenti come risulta anche dalle cronache locali.

Occorre ricordare a questo punto che solo nell’ultimo anno, in tutto il territorio della comunità montana, sono stati recuperati tre esemplari, di cui due investiti ed uno avvelenato. Un’altra notizia scaturita dall’analisi degli escrementi raccolti, ci fa conoscere che il lupo si alimenta per più dell’80% di cinghiali e per il restante di altri selvatici, mentre per fortuna sono sporadici gli episodi di predazione di animali domestici. Per arrivare a definire protocolli più efficaci a garantire la coesistenza fra le attività umane e questa specie, ripetiamo rigorosamente protetta, la Regione Marche ha indicato il nostro Parco come capofila di un progetto di monitoraggio che investirà tutte le aree protette della regione, anche per verificare la congruità dei criteri stabiliti di indennizzo dei danni subiti dagli allevatori. Ma torniamo al recente episodio di predazione subito dall’allevamento di Valdicastro, struttura che nel suo complesso (abbazia, agriturismo, qualità ambientali) è uno dei fiori all’occhiello dell’intero territorio, che non a caso, non più tardi di un mese fa, abbiamo lodato nel corso della trasmissione televisiva Gambero Rosso.

Probabilmente il recente episodio di predazione si può spiegare con i problemi derivanti dalla difficile stagione che stiamo vivendo e dalla presenza dei giovani nati in primavera, uniti anche alla vetustà dei recinti di ricovero notturno e al non sufficiente addestramento dei cani da pastore. E’ necessario, adesso, esaminare insieme le misure da adottare e sicuramente l’Ente Parco è disponibile a esaminare un progetto di miglioramento che porti a elevare i livelli di sicurezza: recinti più alti e più robusti, cani meglio addestrati e quant’altro suggerito dagli esperti. Occorre, però che da parte della proprietà non ci si limiti a lanciare accuse inverosimili e infondate una volta che il danno si è verificato. Occorre invece instaurare quella collaborazione necessaria tra istituzioni e privati volta allo sviluppo ecosostenibile del nostro territorio.




Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 04 agosto 2007 - 1372 letture

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