Macerata: presentato il volume sulla sala del consiglio provinciale maceratese

3' di lettura 30/11/-0001 -
"L’idea di promuovere un libro sui ritratti dei cittadini illustri dipinti dal Bruschi nella sala del Consiglio provinciale l’ho avuto poco dopo la mia elezione. Ero già stato sotto quegli sguardi nei cinque anni di vicepresidenza nella giunta Pigliapoco, ma da Presidente del Consiglio provinciale ho sentito una responsabilità diversa".

da Ufficio stampa Esserci
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Così Silvano Ramadori ha introdotto la presentazione alla stampa del volume La sala del consiglio provinciale scritto da Carlo Scheggia e curato da Andrea Compagnucci con il contributo di Evio Hermas Ercoli.

Presente anche l’assessore alla Cultura della Provincia, Donato Caporalini, il quale ha apprezzato l’impostazione del libro che, "per agilità di scrittura e bellezza delle immagini, sarà sicuramente una guida utile ai visitatori e agli alunni delle scuole per farli appassionare alle vicende dei personaggi storici marchigiani”.

La conferenza naturalmente si è svolta nella sala di Corso della Repubblica dove il pittore Domenico Bruschi dipinse nel 1883 le autorità illustri e gli araldi dei Comuni maceratesi illustrati nell'opera.

Un tempo questo spazio faceva parte del complesso dei Filippini, ma”, come ha illustrato il professor Ercoli, che sulle vicende dei Padri Filippini e su Gianbattista Contini pubblicò anni fa un saggio, “a fine settecento essi furono sfrattati dai napoleonici che istallarono il Dipartimento del Musone nella parte del palazzo affacciata sul Corso e poi, nel 1860, il commissario sabaudo Valerio, volle qui la sede della Provincia”.
Quell’Amministrazione, appena nata, aveva bisogno di una sala per il Consiglio provinciale. Così, acquistando dalla confraternita delle Sacre Stimmate la sala ora descritta nel libro, completò l’opera di acquisizione dei locali del palazzo che danno sul Corso. Si succedettero numerosi lavori per abbassarne i soffitti, ricavando più piani nella struttura e, infine, fu la volta dei dipinti commissionati al Bruschi e ora raccolti in questo libro.

Chi ne sfoglia le pagine trova i Comuni ordinati alfabeticamente con a fianco il dipinto e la biografia del personaggio che il Bruschi associò a ogni stemma araldico. Cosicché la curiosità del lettore che cerca il rappresentante della propria città è subito soddisfatta. In realtà, bisogna dire che tre dei nostri cinquantasette lettori ideali (tanti sono i Comuni della Provincia), non potranno rintracciare chi li onora poiché all’epoca dei dipinti i paesi del maceratese erano solo 54. Mancavano Porto Recanati, Ussita e Castelsantangelo sul Nera.

Inoltre questi exempla virtutis – dai più noti Giacomo Leopardi e Annibal Caro fino ai due personaggi che non hanno avuto un’identificazione sicura: G. Nicoluzi e M. Spinabello -, non hanno sempre un legame stretto con il Comune al quale il Bruschi li ha attribuiti. Il perché è facile da intuire. Mentre Macerata e le altre città grandi avevano più di un personaggio da indicare, Gualdo, ad esempio, aveva nomi meno significativi. Successe così che a Macerata fu associato Giovanni Maria Crescimbeni e Padre Matteo Ricci fu legato a Gualdo o che Locatelli, architetto di Mogliano, non si trovi sotto questo stemma (dove c’è G. Nicoluzi), ma sotto quello di Poggio San Vicino perché l’allora Ficano (questo il nome antico del Comune), non aveva trovato una candidatura adeguata. Un’ultima curiosità che riguarda ancora Locatelli, fra le tante raccontate nel libro. Il suo dipinto si trova a fianco di Nicola Vaccai, alla cui memoria è dedicato proprio il teatro di Tolentino progettato da Locatelli.

Tutte le notizie sui maceratesi illustri provengono dai testi delle Biblioteche maceratesi e dalle ricerche condotte all’archivio di stato. Carlo Scheggia ha ringraziato gli storici locali che lo hanno aiutato a raccoglierle per la prima volta in un unico volume.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 15 gennaio 2007 - 1388 letture

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