La storia ritrovata: Mary, la donna che 'segnò' la storia del volo

30/11/-0001 -
La storia di Mary Earhart è ormai entrata nel mito perché fu la prima aviatrice ad affrontare la traversata dell’Oceano Atlantico in solitaria, nel 1932, un’impresa che prima di lei solo Charles Lindbergh era riuscito a realizzare.

di Paolo Battisti
bel-ami@libero.it


Quando era ancora adolescente, suo padre la accompagnò ad una fiera del volo a Long Beach e la ragazza accettò l’invito di un pilota ad effettuare un giro su Los Angeles a bordo di un biplano.
Nel momento in cui raggiungemmo gli 80 metri di altezza - disse - sapevo dentro di me che il volo era il mio destino”.

Nel giro di sei mesi, Amelia comprò il suo primo aereo, un biplano a due posti di seconda mano di colore giallo, che lei battezzò “Il canarino”.
L’aereo non era il massimo dell’affidabilità e Amelia doveva ancora imparare molto sull’arte del volo, ma nonostante qualche piccolo incidente la giovane aviatrice riuscì a stabilire un primo record.

Nell’ottobre 1922 (mentre in un altro continente Mussolini compiva “La marcia su Roma”), diventò la prima donna a raggiungere i 4mila metri di altezza.
Qualche anno dopo, nell’aprile del 1928, il capitano Railey telefonò ad Amelia e le chiese: “Le piacerebbe essere la prima donna ad attraversare l’Atlantico?”.
Immediata la risposta della giovane che fu: “Certo!”.

E così Amelia conobbe Railey e l’altro coordinatore del progetto, l’editore Gorge P. Putnam. Putnam cercava una donna che accompagnasse un pilota in una sorvolata atlantica.
Amelia scoprì subito che non sarebbe stata lei a pilotare l’aereo, ma l’avventura sarebbe stata comunque troppo bella per non accettare.

D'altra parte, lei non aveva esperienza di aeroplani a più motori e sapeva volare solo "a vista" e non sulla base degli strumenti. Putnam, che voleva ottenere la massima pubblicità per l'evento, nominò Amelia "Comandante" del volo, anche se i piloti erano Wilmer Stultz e Louis Gordon. L'aereo, un Fokker F7, chiamato "Amicizia", partì il 17 giugno 1928.

Arrivò nel Galles circa 21 ore più tardi. L'impresa fu un successo e tutti i giornali ne parlarono ma, soprattutto, parlarono di Amelia. “Ero una passeggera di quel viaggio... solo una passeggera” dichiarò più volte lei.

Non credo che le donne manchino del coraggio necessario per fare un viaggio solitario sull'Atlantico, ma si tratta di imparare l'arte del volo basato sui soli strumenti, un'arte che pochi uomini piloti conoscono perfettamente al momento...”.

Nonostante le belle parole, era lei che tutti volevano. Al rientro in patria li attese una parata per le strade di New York e un ricevimento alla Casa Bianca dal presidente Coolidge. Da quel momento la vita di Amelia fu segnata da conferenze e voli inaugurali e, tra lei e Putnam nacque un amore.

Amelia riuscì a rendere popolare il volo anche tra le donne. Venne nominata assistente al direttore del Traffico generale della Transcontinental Air Transport (la TWA) e nel 1929 organizzò una gara di volo per sole donne. Fondò la "Ninety-Nines", una delle prime associazioni di donne pilota e ne diventò il presidente. La relazione con Putnam, intanto, si fece sempre più seria al punto che la moglie dell'editore se ne accorse e chiese il divorzio.

Amelia a quel punto, non paga dei successi ottenuti, volle provare a fare la traversata in solitaria, cosa che ancora non era riuscita a nessuna donna. Così il 20 maggio 1932, esattamente 5 anni dopo la trasvolata di Lindbergh, Amelia partì. Il suo aereo decollò dal Newfoundland, con direzione Parigi. Poiché lei non beveva né tè né caffé, si tenne sveglia annusando ogni tanto dei sali. Inoltre, si portò appresso solo un termos con della zuppa e un barattolo di succo di pomodoro. Forti venti da nord, il freddo e alcuni problemi meccanici la costrinsero a cambiare rotta e ad atterrare in un campo vicino a Londonderry, in Irlanda.

Fu comunque il successo più grande che Amelia potesse sognare, in tutto il mondo si parlava di lei, il presidente Hoover le consegnò la medaglia d'oro speciale della National Geographic Society e il congresso le diede la Distinguished Flying Cross, la prima mai riservata a una donna.

Venne nominata "Donna dell'anno", un riconoscimento che lei accettò “a nome di tutte le donne”.
Gli anni che seguirono furono una raccolta di record battuti. Nel gennaio 1935 fu la prima persona a volare in solitaria attraverso il Pacifico e, dopo pochi mesi, la prima persona a volare da Mexico City a Newark. Ma è un altro il volo che Amelia aveva in mente: il giro del mondo in aeroplano. Sarebbe stata la prima persona in assoluto a volare per una simile distanza. L'aereo scelto per l'impresa fu un bimotore Lockheed Electra; Amelia decise di farsi accompagnare dal navigatore di volo Fredrick Noonan, scelto per la sua conoscenza del Pacifico.

Il viaggio, lungo 47.000 chilometri, iniziò il 1° giugno 1937, quando Amelia e Fred decollarono da Miami, in Florida. Prima tappa Porto Rico; poi, volarono verso l'Africa e il Mar Rosso. Da li, verso l'India. Il 17 giugno Amelia era a Calcutta e poi di nuovo via verso Rangoon, Bangkok, Singapore e Bandoeng, dove dovettero fare fermarsi 10 giorni per riparazioni agli strumenti di bordo. Il 27 giugno l'aereo ripartirono per l'Australia e due giorni dopo raggiunsero Lae, nella Nuova Guinea. Da qui Amelia telegrafò il suo ultimo articolo per l'«Herald Tribune».

Ora rimaneva da sorvolare solo l'Oceano Pacifico; 11.000 chilometri la separavano dal compimento della straordinaria impresa. Il Lockheed Electra partì alle 00,00, ora di Greenwich, del 2 luglio con carburante sufficiente per 20 ore di volo. Nonostante le buone previsioni al momento della partenza, il cielo era coperto e ciò rendeva impossibile la navigazione celeste. Alle 7,20 Amelia fornì la sua posizione, si trovava poco sopra le isole Salomone. Il viaggio era osteggiato dai venti e dalle difficoltà di comunicazione radio.

Alle 8,00 Amelia ebbe un ultimo contatto radio con Lae dicendo di procedere diretta verso le isole Howland. Alle 19,30 la nave Itasca ricevette una comunicazione dall'Electra: “KHAQQ chiama Itasca. Dobbiamo essere sopra di voi ma non vi vediamo. Abbiamo poco carburante, stiamo volando a 1.000 piedi (circa 300 metri)”.

A questo punto Amelia segnalò anche di avere ancora circa “mezz'ora di carburante e nessun approdo”. Per aiutarla a localizzare l'isola, l'Itasca, che era li vicino, iniziò a produrre fumo nero, ma non si riuscì a stabilire nessun contatto via radio.
Alle 20,14 arrivò un altro messaggio da Amelia: “Siamo sulla linea di posizione 157-337 ripetiamo... Stiamo viaggiando nord e sud”. Furono le sue ultime parole. Da quel momento in poi di Amelia, del suo navigatore e dell'aeroplano non si ebbero più notizie.

L'Itasca continuò a trasmettere su tutte le frequenze fino alle 21,30 quando ormai fu chiaro per tutti che Amelia era finita nell'oceano e quindi si diede inizio alle procedure di ricerca.
Il presidente Roosevelt in persona, informato dell'accaduto, autorizzò una ricerca condotta da ben nove navi e 66 aeroplani, ma dopo oltre due settimane ci si arrese all'evidenza: Amelia e Noonan erano scomparsi.

Il mondo continuerà a ricordare per sempre questa donna per il suo coraggio, la sua visione e i suoi successi, sia nel campo dell'aviazione che della parità tra i sessi.
Eppure, proprio perché non si sono mai trovate prove definitive sul suo destino, negli corso degli anni sono nate storie e leggende che tentano di spiegare cosa accadde realmente ad Amelia Earhart. Nei giorni seguenti la scomparsa ci furono oltre 300 segnalazioni di presunti messaggi lanciati dall'aereo precipitato, ma nessuno veritiera.

Visto che nel Pacifico la tensione tra gli Stati Uniti e il Giappone era sempre più forte, si pensò che forse l'aereo di Amelia fosse stato abbattuto dai giapponesi, che lo avevano creduto in missione di spionaggio per conto degli Stati Uniti.
Secondo alcune versioni, poi, Amelia e Fred Noonan sarebbero morti nell'esplosione, secondo altri sarebbero stati costretti ad atterrare e quindi tenuti come prigionieri o condannati a morte.

Il signor Brittain, che si trovava a bordo della nave Colorado durante le ricerche dell'aereo di Amelia, disse che aveva avuto la sensazione che quel volo fosse in qualche modo legato a finalità segrete del Governo. La stessa madre di Amelia si disse convinta nel 1949 che la figlia fosse tenuta prigioniera sulle isole Marshall e che fosse segretamente legata al Governo.

Chissà se Amelia Earhart era il tipo di donna che poteva condurre una missione segreta come spia. Di sicuro aveva dimostrato per tutta la sua breve vita un coraggio incredibile; inoltre, la sua amicizia con Roosevelt era tale per cui sarebbe stato probabile che lei avesse cercato di dare una mano al presidente.

Resta il fatto che Amelia era una convinta pacifista e che difficilmente avrebbe accettato di avere qualcosa a che fare con la guerra. Se decise di compiere quel viaggio intorno al mondo, dunque, non fu certo per spiare le installazioni giapponesi, ma perché era una donna che viveva per l'avventura e quell’esperienza rappresentava la più grande impresa che lei potesse immaginare.

Quanto alla sua sparizione, ci potrebbe essere una spiegazione più semplice. Dal punto di vista aeronautico, il solo viaggio dalla Nuova Guinea all'isola Howland, un puntino quasi invisibile nell'oceano, era complicato da raggiungere, soprattutto per i mezzi limitati dell'epoca.

Tanto Amelia quanto Noonan, inoltre, potevano benissimo essere stanchi, dopo 18 ore di volo dentro un aereo piccolo e traballante e, senza nulla togliere alla loro bravura e abilità, un errore era quanto di più probabile in condizioni di questo tipo e quanto di più fatale. Tutto questo non esclude che Amelia fosse davvero una spia, ma forse la verità non la conosceremo mai.
L'incertezza sulla fine di Amelia, come per ogni buon mistero, non fa che perpetuare la sua leggenda che rimarrà sicuramente eterna.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 16 dicembre 2006 - 8884 letture

In questo articolo si parla di paolo battisti

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Anonimo

lei era bellissima e che racconto<br />