Portonovo: convegno su La caccia, tradizioni e sfide del futuro

30/11/-0001 -
Si è svolto a Portonovo il convegno “La caccia: tradizioni e sfide del futuro”, un’interessante iniziativa organizzata dalla Regione Marche, con l‘intento di far discutere tutti gli enti interessati, Regione, Province, associazioni venatorie, agricole e ambientaliste sulle tematiche legate all’attività venatoria.

dalla Regione Marche
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Un momento d’incontro, con i diversi rappresentati del settore, che ha voluto coniugare la caccia, il territorio e la gestione faunistica nella nostra regione. Presenti, tra gli altri, il consigliere regionale incaricato alla Caccia, Lidio Rocchi e il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino e dell’Upi, Palmiro Ucchielli.

“Quest’anno – ha sottolineato Rocchi - ci siamo trovati in difficoltà con il calendario venatorio, anche se a nostro avviso abbastanza equilibrato, perché in contrasto con il decreto legge. Per il prossimo anno, per evitare ciò, auspico che il calendario venatorio venga predisposto attraverso le richieste avanzate esclusivamente da tutte le Federazioni di caccia al fine recepire le esigenze di tutti ed evitare anche eventuali ricorsi al Tar”.

“La predisposizione di una cabina di regia – ha proseguito il Consigliere regionale - di recente istituzione, presso la Regione Marche, ci ha permesso di realizzare nella Provincia di Pesaro e Urbino, l’Osservatorio regionale faunistico, che attraverso il monitoraggio della fauna svolge una funzione di controllo delle specie e può assolvere anche come organismo di riferimento per le Federazioni di cacciatori”.

Per Ucchielli “la discussione e il confronto sono essenziali, partendo dalla riperimetrazione delle aree tra Regione ed Enti locali e poi nell’acquisizione di risorse necessarie per produrre fauna selvatica autoctona, facendo incontrare il mondo venatorio con quello degli agricoltori e degli ambientalisti”.

Durante i lavori del convegno sono emersi spunti di notevole importanza che hanno interessato moltissimo la folta platea intervenuta. Tra questi è emerso che la legge regionale, su alcuni aspetti, è in attrito con la legge quadro perché più attenta alle esigenze del mondo venatorio. In particolare, sul cosiddetto fenomeno del nomadismo venatorio, che vincola il cacciatore al proprio ambito territoriale, la norma nazionale pensava di poter gestire in maniera opportuna la risorsa faunistica, ma poi, di fatto, non é stato così. Inoltre, la discrezionalità amministrativa in materia di pianificazione dovrebbe svilupparsi sul significato di territorio destinato alla caccia programmata, che nel gergo tecnico significa “territorio libero”, individuabile sulla cartografia e mutuando da una parte l’esigenza delle zone protette e dall’altra l’antropizzazione. Naturalmente, questi due fattori, comporterebbero il restringimento degli spazi destinati alla caccia. Altro aspetto emerso durante la mattinata è stato quello della “vocazionalità” del territorio. Dal punto di vista morfologico, il territorio marchigiano è come un pettine, cioè fatto di pianura, media collina, pedemontana e montagna e ciascuna di queste zone deve prevedere forme di gestione differenziate per tutelare quelle particolari specie selvatiche che ci vivono. In conclusione, si è anche evidenziato che possedere gli Ambiti territoriali di caccia, l’organismo propulsivo della gestione venatoria, non significa assolutamente ghettizzare il cacciatore.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 12 dicembre 2006 - 1004 letture

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