Ancona: protesta contro il governo regionale

4' di lettura 30/11/-0001 -
Le Marche stanno arrivando ad un bivio, superato il quale sarà difficile tornare indietro.

da Glomeda Comunicazione


Giorno dopo giorno le aggressioni al territorio si moltiplicano, l'usurpazione delle risorse si estende a macchia d'olio, il diritto alla salute delle popolazioni viene sempre più relegato ai margini delle scelte strategiche che riguardano la nostra regione. Alcune recenti vicende hanno prepotentemente aperto un ampio squarcio sull'intreccio di grandi interessi e speculazioni che tolgono letteralmente "la terra da sotto i piedi": l'operazione "Quadrilatero Spa" (Legge Obiettivo) che mette a nudo il tentativo di un pugno di privati di accaparrarsi risorse e funzioni pubbliche, devastando l'ambiente e le già povere "casse" dei comuni; l'operazione API che, con la proposta di due nuove centrali, rivela il chiaro tentativo di creare un monopolio sul controllo delle risorse energetiche regionali, a discapito della salute di chi vive in un territorio già dichiarato ad alto rischio ambientale; il Piano Cave che, a tutela degli interessi di pochi privati, devasterà le montagne e le falde acquifere; la gestione dei rifiuti, costantemente sottoposta alla pressione di chi vuole lucrare su inceneritori e discariche.

Ma dietro queste vicende, emerse agli "onori" della cronaca grazie alla tenace resistenza di comitati, coordinamenti e reti di opposizione sociale, se ne celano mille altre, tutte con un comune denominatore: grandi speculazioni, sottrazione di risorse comuni, violazione dei diritti fondamentali delle popolazioni. Sabato 28 ottobre oltre 1500 persone hanno partecipato alla manifestazione indetta dalla Rete No PAV, Comunità Resistenti delle Marche e Coordinamento a Difesa del Territorio, un lungo corteo che ha attraversato le vie di Ancona per denunciare l’esistenza di una grave emergenza. Un'emergenza che non è solo di natura ambientale, ma che investe l'intero modello di sviluppo e rivela un DEFICIT DI DEMOCRAZIA nelle scelte che riguardano il territorio. Scelte che condizionano la vita di migliaia di persone, ma che vengono prese nella sfera separata della "politica e dell'economia", come se gli attori sociali non esistessero o non avessero diritto di parola.

Al contrario le realtà sociali che si organizzano e si oppongono non solo esistono, ma si diffondono in maniera sempre più capillare, rivendicando trasparenza, informazione e coinvolgimento REALE nelle decisioni. Alla manifestazione, che è stata aperta da uno striscione con la scritta “DEMOCRAZIA E TERRITORIO” hanno aderito oltre 70 realtà impegnate a difesa del territorio. Si tratta di realtà che, pur con le proprie specificità, hanno dimostrato di avere qualcosa di importante in comune: rifiutarsi di subire passivamente scelte calate dall'alto, maturare nella cooperazione e nell'agire comunitario nuovi saperi, sviluppare un progetto di sviluppo che abbia come obiettivo quello di valorizzare le risorse e le qualità del territorio anzichè defraudarle, denunciare il bluff dei cosiddetti "percorsi partecipati", singolare ornamento di decisioni prese altrove, per rivendicare percorsi di democrazia reale, capaci di incidere sulle scelte e di modificarle.

Le molteplici forme di resistenza e di opposizione sociale hanno trovato nella manifestazione del mattino e nella assemblea di movimento che si è tenuta nel pomeriggio, un momento di espressione comune per affermare insieme che oltre ai governatori ed ai grandi industriali esiste un altro soggetto a cui dover rendere conto delle scelte, un soggetto che non ha interessi privati da coltivare ma beni comuni da difendere. L’assemblea pomeridiana, che si è tenuta presso la Casa del Portuale, ha deciso di costituirsi in Assemblea Permanente con l’intento di rappresentare uno spazio pubblico comune a tutte le realtà in movimento. Nella piattaforma approvata, che esprime una critica radicale alle politiche del “Governatore” Spacca, vengono indicate come priorità lo scioglimento immediato della Quadrilatero Spa, il blocco dei progetti per la realizzazione delle nuove mega-centrali dell’Api di Falconara e di San Severino, il blocco ed un ripensamento generale dei Piani delle attività estrattive.

A conclusione della giornata, gli organizzatori, nell’esprimere grande soddisfazione per la riuscita, dichiarano:”Il successo della mobilitazione, con il portato delle mille relazioni che l’hanno resa possibile, afferma prima di ogni altra cosa un punto: la partita sul nostro futuro non può più essere giocata solo da chi gestisce il potere politico e da chi detiene il potere economico. Esiste un’altra “autorità” quella che nasce dal sociale, dai bisogni delle popolazioni, dai beni comuni come patrimonio di tutti, che non può e non vuole essere esclusa, e che non sarà sufficiente ignorare per cancellarla."






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 31 ottobre 2006 - 1104 letture

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