castelleone: A che età si diventa giovani?

4' di lettura 30/11/-0001 -
Parlando dei giovani si rischia di fare discorsi astratti, se non ci si rende conto di chi sono, che volti hanno e soprattutto quanti anni hanno.
A che età si diventa giovani? Fino a che età ci si può considerare giovani? Quando nel 1978 Karol Woytila è diventato Papa si è parlato di un Papa giovane, effettivamente era così, aveva solo 58 anni.

di Massimo Bellucci
Esperto di politiche giovanili
bellof3@tiscali.itt


Un manager di 40 anni è un giovane manager, altrettanto si può dire di un ministro e così via. Se non c’è un’età precisa con la quale si passa da giovani ad adulti significa forse che siamo tutti giovani? In un certo senso sì, anche perché sentirsi giovani o sembrare giovani è un frutto di un modello culturale decisamente dominante, è una questione di stile alla quale sempre più persone prestano attenzione.

Ma questo non risolve il problema, semmai lo complica, comunque ha sicuramente ancora senso parlare di parlare di giovani e adulti, poiché ci sono soglie, confini, eventi i cui limiti sono più incerti e meno marcati di un tempo, ma che possono rappresentare un segnale del passaggio dalla giovinezza all’età adulta.

Una di queste soglie è la stabilità lavorativa. Un giovane studia, fa le sue esperienze lavorative, poi sceglie una professione. Quando si stabilizza da un punto di vista professionale possiamo dire che è diventato adulto. Un discorso analogo vale per la famiglia e il matrimonio. La costituzione di un proprio nucleo familiare stabile rappresenta un biglietto d’ingresso per il mondo degli adulti. Ciò vale anche nel caso in cui una coppia decida di convivere, o nel caso in cui un giovane decida di andare ad abitare per conto proprio, è pur sempre una scelta sul proprio modo di vivere la condizione familiare. Su questi aspetti sono concordi molti sociologi, tra i quali Alessandro Cavalli.

Tuttavia vediamo che entrambi i fattori, ossia il raggiungimento della stabilità lavorativa e familiare hanno subito grosse trasformazioni negli ultimi anni. Per quanto riguarda il rapporto dei giovani col lavoro negli ultimi anni si è verificata una diminuzione della disoccupazione, ma in compenso c’è stata una enorme diffusione di contratti di lavoro atipici. Le sigle che contraddistinguono questi contratti sono ormai note e una solerte legislazione ne inventa ogni tanto di nuove: co. co. co. interinali, contratti occasionali, job sharing, co. co. pro. associazioni in partecipazione ecc. Le mutazioni del mondo del lavoro che hanno portato a questa situazione, come afferma lo stesso Cavalli, iniziano con la crisi economica degli anni Settanta, quando si verifica una stagnazione generalizzata dell’economia e una impennata della scolarizzazione, con conseguente aumento di diplomati e laureati che il mercato del lavoro non riesce ad assorbire. Si verifica quindi un aumento dei lavoratori in nero, dei precari, oltre che una crescita della disoccupazione vera e propria. Quindi l’immagine del giovane che studia contrapposta all’adulto che lavora stabilmente, anche se in parte ancora regge, è sempre meno realistica.

La condizione lavorativa, nei discorsi nei bar, ma anche in sofisticate analisi sociologiche, viene connessa alle scelte familiari, che dovrebbero essere libere in quanto appartengono alla sfera degli affetti e delle libere scelte individuali. Tuttavia sposarsi, comprare una casa, andare ad abitare per conto proprio implica dei costi notevoli che situazioni lavorative come quelle sopra menzionate tendono a scoraggiare. L’età media del matrimonio e della nascita del primo figlio è più alta del passato. Secondo i dati ISTAT in Italia ci si sposa in media a 30 anni e si ha il primo figlio a 34 per quanto riguarda gli uomini, un po’ prima le donne.

Se si combinano questi dati con quelli relativi alle separazioni, che sono in aumento, allora si comprende che la formazione di un nucleo familiare stabile è sicuramente un elemento importante per distinguere gli adulti dai giovani, ma non è una tappa fondamentale o irreversibile come un tempo. Queste dinamiche contribuiscono a dilatare e a rendere più incerti i confini dell’età giovanile, del resto le discoteche sono piene di quarantenni separati che si rimettono in pista, non solo metaforicamente.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 26 ottobre 2006 - 2171 letture

In questo articolo si parla di massimo bellucci, giovani





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