Cartoceto: un Teatro animato da vitalità e poesia

30/11/-0001 -
E’ possibile citare Giuliano Scabia riportando un frammento da “Le mani del teatro e i piedi della poesia” (da “IL TREMITO. Che cos’è la poesia?”, edizioni Casagrande 2006, presentato domenica mattina al Convento di Santa Maria del Soccorso di Cartoceto per sintetizzare il senso della straordinario evento che si è concluso domenica 22 ottobre in occasione del decennale della rivista europea “Teatri delle diversità”diretta da Emilio Pozzi e Vito Minoia.

da Teatri delle diversità


Scabia racconta: “[…] Ogni volta che gli uccellini dei piedi si svegliano e con qualcuno ci mettiamo ad ascoltarli allora, dopo un po’, vedo che succede un gran fatto: che per un momento troviamo (solo un momento, ma si sa come rifare) la gioia. Il Teatro come pian piano ho imparato a capirlo è un gioco che dà gioia – se ha gli uccellini dei boschi nei piedi. […]”.

L’incontro con il poeta e drammaturgo Giuliano Scabia e quello con il regista e grande uomo di Teatro del 900 Gianfranco De Bosio (oggi Presidente della Commissione Internazionale Opera e Poesia dell’UNESCO) sono stati i momenti più alti del Settimo Convegno Internazionale su “I Teatri delle diversità” promosso dalla rivista omonima edita dalla Associazione Nuove Catarsi di Cartoceto in collaborazione con il Teatro Aenigma dell’Università degli Studi di Urbino.

Nel segno del rapporto tra Poesia, Teatro e Diversità” si è collocato anche un altro momento di grande intensità emotiva, vissuto nel pomeriggio di sabato 21, quando il gruppo dei partecipanti al laboratorio diretto da Piero Ristagno e Giuseppe Calcagno del Teatro Scalo Dittaino di Catania ha presentato al pubblico l’ esito conclusivo della ricerca attuata in alcuni giorni di sperimentazione creativa ed ispirata alla collezione “L’Italia sepolta sotto la neve” del poeta Roberto Roversi.

“Un evento giuocato da persone che ci daranno sollievo” (come Piero Ristagno ha definito gli operatori ed utenti dei Centri di Sollievo nell’ambito della Salute mentale coinvolti nella rappresentazione) che ha permesso di comprendere meglio come ci sia assolutamente bisogno di concedersi degli spazi di rigenerazione creativa per riuscire a non annichilirsi nel mondo della “virtualità dominante”. Lo spazio più strettamente legato alla Formazione, invece, ha avuto come protagonisti il regista Enzo Toma e il Maestro Burattinaio Mariano Dolci. Toma ha sottolineato come “Il teatro (sociale) è teatro popolare nel senso più alto e poetico del termine” esplicitando il senso del proprio approccio e presentando alcune immagini da creazioni teatrali da lui ispirate (ricordiamo che martedì 17 ottobre era stato presentato a Lucrezia di Cartoceto lo spettacolo “Esiti” della Compagnia Amici di Luca di Bologna con attori con esiti di coma e attori volontari diretti da Toma). La “Metafora concreta” del Teatro di Animazione è stata, invece, al centro della dissertazione di Mariano Dolci che ha riportato un resoconto del lavoro sviluppato recentemente a Charleville in Francia nel simposio internazionale promosso dalla Associazione “Marionette et Thérapie”. Dolci ha anche mostrato al pubblico, insieme ad Alessandra Amicarelli e Julie Linquette, le prime prove dello spettacolo “Le sensate esperienze” sui dialoghi tra Galileo Galilei e sua figlia Virginia.

Tra gli spettacoli, nell’ambito del progetto “Le Visioni del Cambiamento” ideato dal Teatro Aenigma per diventare un vero e proprio Festival a partire dal 2007, si è distinto il lavoro “Indignitas” di Daniele Seragnoli del Centro Teatro Universitario dell’Università di Ferrara in memoria della strage alla stazione ferroviaria di Bologna nel 1980. L’azione scenica, che mercoledì 25 ottobre sarà rappresentata proprio nella Sala d’aspetto della stazione del capoluogo emiliano, ha coinvolto emozionalmente i singoli spettatori che, disposti tutt’intorno allo spazio d’azione agito dai 10 giovani attori, sono diventati drammaturgicamente essi stessi ‘viaggiatori’ casualmente riuniti in una sala d’aspetto immaginaria. Un intreccio di ‘singoli destini che si incrociano, nel ricordo di tragico destino riassunto in 85 poesie di Gin Pietro Testa pubblicate nel volume “Antologia per una strage” (titolo dichiaratemente ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master).

La cornice del Teatro della Fortuna di Fano ha ospitato nella Sala Verdi l’evento conclusivo del fitto programma di iniziative. In collaborazione con il Fano International Film Festival è stato proposto il film “UBU AL FRESCO” di Maria Celeste Taliani sull’allestimento dell’”Ubu Roi” di Alfred Jarry a cura della Compagnia “Lo Spacco” degli attori-detenuti della Casa Circondariale di Villa Fastiggi e degli allievi della Scuola Media Galilei di Pesaro (esperienza promossa dal Teatro Aenigma al quale è stato riconosciuto il Premio Franco Enriquez per l’impegno sociale e artistico). La Tavola Rotonda “Carcere, comunicazione espressiva, territorio”, abbinata alla proiezione, ha permesso un alto momento di coinvolgimento del territorio con riflessioni su quanto è stato attuato finora e su quello che in prospettiva si potrebbe ancora sviluppare in “rete” con le Associazioni di Volontariato e le Agenzie Educative e Sociali (tra le altre l’Osservatorio Permanente sulle Carceri e l’Associazione Officina Carcere di Fano).

“Un decennale non autocelebrativo, ma finalizzato alla immaginazione di nuovi scenari per lo sviluppo di una significativa attività teatrale con finalità educative e socioterapeutiche o semplicemente animato da vitalità e poesia” è il commento del coordinatore del Progetto Vito Minoia, regista e docente di Teatro di Animazione all’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”. Importanti quest’anno anche i riscontri istituzionali: il Presidente del Consiglio Regionale Raffaele Bucciarelli, intervenuto per l’apertura ufficiale dei lavori ha parlato di “un lavoro contro-corrente che merita una maggiore visibilità” impegnandosi per la pubblicazione degli atti del Convegno; il Direttore Generale del Ministero della Solidarietà Sociale Giovanni Daverio, portando i saluti del Ministro Ferrero che ha patrocinato l’iniziativa, ha riconosciuto come “qualitativamente molto alto il livello delle riflessioni e delle esperienze riportate a Cartoceto in funzione di una possibile valorizzazione delle buone prassi di integrazione sociale da promuovere sul territorio nazionale”.






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 ottobre 2006 - 1268 letture

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