Ancona: Mons. Negri, la ragione della laicità contro il potere del laicismo

30/11/-0001 -
La laicità, che nasce dall’esercizio vero della ragione, ha la possibilità di fondare una ‘societas’ di persone uguali perché dotate, anche se in modo diversificate, degli stessi diritti. Il laicismo è invece la mentalità dominante o l’ideologia diffusa di un totalitarismo che può essere più o meno pesante, come ne abbiamo avuti nel XX° secolo”.

dal Centro Sutdi Oriente Occidente
www.orienteoccidente.org


Il laicismo condanna la libertà, la considera qualche cosa che non va perché costa troppo rispettare. Questa è la grande alternativa fra ragione e potere”. A parlare di Laicità vs. laicismo è stato monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro e docente di Storia della filosofia e introduzione alla teologia dell’Università Cattolica di Milano, che ha partecipato, nel pomeriggio, nella Sala del Rettorato dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona al ciclo di conversazioni Il Sacro e la sua Ombra, promosse dal Centro studi Oriente Occidentesu progetto di Giuseppe A. Possedoni.

La questione è stata sufficientemente chiarita nell’ambito del Magistero di Papa Giovanni Paolo II e di Papa Benedetto XVI – ha spiegato monsignor Negri - la laicità, intesa come la reale capacità di condividere la vita degli uomini l’uno dell’altro, la capacità di stabilire rapporti rispettosi, espressivi della propria libertà e rispettosi della libertà altrui, questa laicità che costituisce il vanto della tradizione dell’Occidente, è l’espressione della ragione intesa come apertura al mistero, come cammino, movimento dell’uomo verso il compimento trascendente di sé, che come tale sfugge a qualsiasi possibilità di essere adeguatamente pensato ma, soprattutto, di entrare a disposizione dell’uomo”.
Il laicismo invece nasce da una visione scientifica, tecnocratica dell’uomo. “Si situa all’interno dell’uomo non come ricerca della verità ma dell’uomo come potere – ha detto monsignor Negri - come capacità di conoscenza scientifica assoluta e della sua manipolazione tecnologica. In questo senso, il movimento laicistico è un movimento totalitario nel quale l’altro fa più la fine di un oggetto, che deve essere posseduto dal soggetto, e non di un altro, come diceva il grande filosofo francese Levinase “un altro come me, accanto a me nel mistero delle cose”.
La critica della Chiesa, soprattutto con Pio IX, “ha difeso la laicità – ha ricordato monsignor Negri - anche se spesso si presenta la posizione della Chiesa come alla difesa dei propri diritti, o meglio dei propri privilegi. La Chiesa invece ha sempre difeso la laicità, cioè che la società è un qualche cosa che non può essere dedotta da una visione ma che nasce dal confronto, qualche volta anche dallo scontro, di visioni diversi. Certo, cinque secoli fa c’era una forma di cultura prevalente, quella cattolica, ed è potuto sembrare che non ci fosse spazio per altro. In effetti, c’era più spazio per gli ‘altri’, in una certa esperienza di ‘societas’ cristiana quanto non ce sia o ce ne sia stata nel secolo scorso di questi grandi sistemi, in cui tutti si definivano democratici ma in cui l’esperienza della diversità era realmente emarginata”.

Ai concetti di laicismo e di laicità può essere ricollegato l’intervento di Andrea Porcarelli, direttore scientifico del portale di bioetica www.bioetica-vssp.it e membro del Consiglio scientifico dell’Istituto “Veritatis Splendor” di Bologna, che ha parlato del “Perché i figli si generano e non si fabbricano”.

Una questione che ha un duplice aggancio con la tematica del Sacro e della sua Ombra – ha detto Porcarelli - da un lato ci si colloca sullo sfondo di quello che è il mito illuminista e positivistico del progresso, che si traduce in una sorta di strapotere della tecnologia, non uno strapotere reale ma dell’immaginario, che va a informare anche l’immagine di uomo, di mondo, di vita che prende corpo nelle menti e nei cuori delle persone. Come incidente critico di questo scenario complessivo, che ci aiuta a farne emergere una cartina di tornasole, alcuni elementi più significativi, c’è il problema della generazione dei figli, di coloro che saranno anche i nuovi metri della nostra comunità, della nostra famiglia”. Su questo, Porcarelli ha posto tre punti di riflessione.

Nascere non è solo un fatto biologico – ha detto Porcarelli - è necessario recuperare negli orizzonti antropologici, esistenziali, storici, culturali l’elemento del nascere sottraendolo dalla trappola del frammento che, in qualche modo, lo relega nell’ambito esclusivamente biologico-tecnologizzato In secondo luogo, quelli che sono i rischi culturali, compresi dentro questa riduzione di tipo biotecnologico e soprattutto che derivano dalla confusione fra quello che è il modo di leggere che noi abbiamo gli eventi naturali e le realtà artificiali che vengono totalmente da un disegno intelligente, che è il nostro. Un rischio che sta nella mente dell’artefice e in cui l’artefatto si riduce senza residuo. All’artefatto non è lasciato diritto di essere o di avere nulla di più di quello che l’artefice gli ha messo dentro. La realtà naturale invece rappresenta un mistero, la nostra mente, il nostro cuore si apre”.

L’altro punto significativo riguarda il piano etico. “L’artefatto – ha aggiunto Porcarelli - dipendendo dalla mente dell’artefice, non ha esigenze etiche che non siano i fini dell’artefice stesso mentre invece le realtà naturali c’interpellano, c’interrogano, talvolta ci sfidano con una loro finalità che a noi è dato cogliere con fatica e che è nostro dovere rispettare. Il caso specifico su cui queste trame culturali prendono forme sono le cosiddette nuove frontiere del nascere, in particolar modo la fecondazione artificiale, che è l’evento biotecnologico che rende possibili tutti gli altri, perché senza fecondazione non si potrebbe parlare di clonazione o di riproduzione terapeutica e che è ancora una prospettiva su cui ragionare, non legata alle mutevoli congiunture di una legge e di un referendum ma in un’ottica di tipo culturale rispetto a che cosa comporta questo modo di pensarsi di fronte alle nuove generazioni, di pensarsi genitori, padri e madri dal punto di vista dell’immagine di uomo che in essi è implicito, che ci porta oltre i confini del dibattito referendario in cui si parlava di una legge che consente la fecondazione artificiale e ci si chiedeva se allargare o limitare alcuni vincoli che la norma provvidenzialmente pone. Il problema è invece mettere in questione il fatto stesso di pensare alla fecondazione artificiale al modo con cui un essere umano può entrare nella scena dell’essere e dell’esistenza e, dal mio punto di vista, c’è bisogno di una forte campagna di tipo educativo perché, quale che sia la legge, chi ha una coscienza umana e cristiana di essa non se ne serva”.

Il ciclo di incontri è stato organizzato con il patrocinio e la compartecipazione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale delle Marche, dell’assessorato alla Cultura della Provincia di Ancona, dell’Università Politecnica delle Marche. Le conversazioni, attinenti tematiche di estrema attualità socio-filosofico-religiosa, in continuità innovativa con i cicli già realizzati nel 2003 e nel 2005, sono state dedicate all’analisi di vari argomenti attinenti i rischi possibili per chi, oggi, si accosta alle tematiche del “Sacro”. Per informazioni: www.orienteoccidente.org (tel. 339-7575640).





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 23 ottobre 2006 - 2272 letture

In questo articolo si parla di chiesa, ancona, centro studi orienteoccidente