Sferisterio Opera: Aida e Amonasro svelano i loro segreti

30/11/-0001 -
“Ma sì, ci piace l’hard rock e in famiglia, per rilassarci, ascoltiamo i Metallica…”. A Raffaella Angeletti, Aida nell’opera diretta da Massimo Gasparon, la musica piace a trecentosessanta gradi e con la bimba e il marito si ritrovano a scaricare le tensioni ballando al ritmo di una chitarra distorta.

da Sferisterio Opera Festival


Torinese, 36 anni, la soprano ha iniziato la sua carriera grazie all’incontro con Elvina Ramella: “Mi ha insegnato tutto”. Poi i concerti lirici a Carpi, il debutto alla Scala con Autour de Chopin, quattro titoli al Regio di Torino (“ci tornerò nel 2008”), l’incontro con Daniele Gatti, Pier Luigi Pizzi, Gian Carlo Del Monaco e Renato Palumbo.

“Di questo mondo apprezzo molto cose - afferma - ma le situazioni cambiano da teatro a teatro, per una con il mio carattere la tensione è un elemento sgradevole e da questo punto di vista, Torino, Bologna e Macerata, ambienti assolutamente rilassati, sono un toccasana…”. Così come rilassante è lavorare con Massimo Gasparon: “un regista preparatissimo che alla sua Aida ha voluto dare un impronta più forte e volitiva del solito, un’interpretazione in cui mi ci sono ritrovata ala perfezione”. Per la soprano questa Aida è stata un quasi – debutto, nel senso che viene solo dopo due recenti prove in Turchia.

“Allo Sferisterio si può cantare piano senza paura – prosegue la Angeletti – l’acustica è eccellente e anche per questo motivo temo un po’ le ipotesi di copertura, casomai bisognerebbe pensare ad un luogo alternativo in caso di pioggia”.

Per la soprano torinese la bellezza del canto non è nella ricerca dell’applauso, “anche se poi – conclude – quando accade, vedi i cinque minuti di acclamazioni dopo l’aria lo scorso aprile per Il Console di Giancarlo Menotti fa davvero piacere – ma perché mi rende allegra e mi fa sentire felice come mai”.

“Sono attratto dalla scherma. Valentina Vezzali, un giorno, mi ha domandato di farle lezioni di canto, io invece le ho chiesto di insegnarmi a tirare con la spada”.
Vittorio Vitelli, Amonasro in Aida, racconta la sua vita al di fuori del palcoscenico.

“Ho conosciuto il mondo della lirica grazie a una mia zia che era appassionata e di un nonno loggionista alla Scala di Milano. Piano piano, anche io mi sono avvicinato all’opera e, dopo l’incontro con il baritono Fioravanti, che mi ha portato a Milano a studiare, ho scelto di fare il cantante, senza mai prendere in considerazione l’ipotesi del fallimento. Per questo mi ci sono dedicato con grande forza ed entusiasmo”.

Trentasettenne, il baritono ascolano, ammette che anche la carriera del calciatore lo intrigava. “Ho giocato in terza categoria, ma poi ho smesso e, adesso, non gioco quasi più. Ricordo anche la sofferenza degli ultimi mondiali, in finale contro la Francia. I rigori non sono riuscito a vederli per la troppa tensione”.

Grande amante del cinema, a cui dedica il 70 per cento del tempo libero, ha come regista preferito Stanley Kubrick. Non a caso, il film che ricorda con più piacere è Eyes wide shut, anche se deve vedersela con Mullholland drive di David Lynch. “Il cinema mi serve anche per studiare. Quando ho dovuto eseguire la parte di Otello, per esempio, mi sono visto tutti i film che parlavano di questo personaggio. È un modo per cogliere svariati aspetti di un soggetto”.

Dall’ultimo viaggio di ritorno dagli Stati Uniti è tornato con le valigie pieni di dischi in vinile, che ha cominciato a collezionare negli ultimi anni perché predilige le registrazioni analogiche. “Amo lo swing americano – dichiara Vitelli - i miei cantanti preferiti sono Dean Martin e Frank Sinatra”. Ma le sue passioni non sono finite qui. “Mi piacciono le macchine sportive, anche se non ne posseggo una. Una famiglia starebbe stretta in una due posti! Quale auto mi comprerei? Senza pensarci, una Porsche blu”.

Nelle foto di Raffaella Angeletti e Vittorio Vitelli.








Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 12 agosto 2006 - 4324 letture

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