Procambarus clarkii, un killer venuto da lontano

3' di lettura 30/11/-0001 -
Gli Anfibi marchigiani hanno un nuovo, gravissimo problema e…c’è sempre di mezzo l’uomo, anche in questa particolarissima situazione.

da David Fiacchini
biologo


Anche qui nelle Marche qualche “pazzo” ha pensato bene di rilasciare, in alcuni fossi dell’anconetano, decine di individui del Gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), ribattezzato dai ricercatori “gambero killer”, specie dalle grandi capacità predatorie, invasive e distruttive. Vale la pena di sottolineare che l’immissione di specie non autoctone in ambiente naturale è assolutamente vietata dalle normative internazionali, nazionali e regionali (con tanto di sanzioni salatissime per chi viene colto sul fatto!).

Questo crostaceo viene dall’America (Stati Uniti sud-occidentali e Messico nord-orientale) ed è stato importato nel mondo per scopi commerciali/alimentari. Sfuggito accidentalmente e/o aiutato a “fuggire” dalla semi-libertà degli allevamenti intensivi, il gambero killer si è ben presto naturalizzato in svariate località, Italia compresa (dal 1989, in Piemonte e poi in Toscana), portando all’estinzione locale – laddove presenti – i gamberi nostrani, colpiti da una malattia fungina di cui la specie aliena è "portatrice sana".

Nelle Marche le prime segnalazioni risalgono a circa 10 anni fa per alcuni fossi e fiumi della Provincia di Pesaro-Urbino (Foglia, Metauro, Cesano). Più recenti i casi segnalati per Jesi e Chiaravalle, lungo l’Esino e i laghi perifluviali di cave esaurite. Da questa primavera (pur con qualche piccolo "segnale" già tre anni fa), infine, anche la bassa valle del Musone, tra Osimo e Porto Recanati, ha la sua bella popolazione invasiva del gambero alieno che sta letteralmente distruggendo la fauna autoctona, Anfibi compresi (purtroppo!!!).

Alcuni ricercatori italiani che seguono da tempo le tracce di questo crostaceo, hanno individuato alcune tecniche di controllo/eradicazione della specie. Non è facile riuscire a “bonificare” un’area invasa dal gambero rosso: in poco tempo riesce a stabilirsi e a colonizzare siti limitrofi a quello del rilascio, sopportando bene inquinamento, siccità, gelo, … insomma, riuscendo a sopravvivere a condizioni ambientali estreme.

La gravità del rilascio in ambiente naturale di questa specie sta nella completa distruzione della biocenosi autoctona del sito, con danni anche alle specie vegetali, alle colture agrarie limitrofe e alle sponde dei canali/fossi/fiumi, letteralmente “gruvierizzate”: quello che sta accadendo nella bassa valle del Musone è veramente desolante e deprimente. Qualche sporardico esemplare di gambero rosso era stato avvistato dal 2003; poi, da qualche settimana si è avuta una vera e propria "esplosione" della popolazione, anche in alcuni siti riproduttivi del Tritone crestato italiano (Triturus carnifex) e del Tritone punteggiato (Triturus vulgaris). Purtroppo delle centinaia di tritoni, larvette, giovani e adulti, ce ne sono rimasti ben pochi… e ora che anche le Autorità competenti (Provincia di Ancona in primis) sono a conoscenza della problematica, speriamo proprio che vengano adottate il prima possibile le idonee misure di contenimento/eradicazione della specie. Altrimenti…diciamo pure addio a un altro pezzo di biodiversità della nostra sempre più povera Regione Marche.
Forza tritoni, cercate di resistere, resistere e ancora resistere!!!





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 20 luglio 2006 - 1797 letture

In questo articolo si parla di animali, david fiacchini