Le Marche in Albania per rilanciare l'area adriatica

30/11/-0001 -
Dalla cooperazione solidale, all’internazionalizzazione delle imprese: un percorso che le Marche intendono seguire per rilanciare il ruolo strategico dell’area balcanica nella nuova Europa.

dalla Regione Marche
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È la priorità che il presidente Gian Mario Spacca ha indicato all’Associazione imprenditori italiani operanti in Albania (Aiioa), in apertura della missione istituzionale della Regione, in corso di svolgimento a Tirana.
Accompagnato dall’ambasciatore d’Italia, Attilio Massimo Iannucci, Spacca è stato ricevuto da una folta delegazione di imprenditori, guidati dal vice presidente Giampiero Schiavone, industriale marchigiano che opera in Albania nel settore della meccanica, occupando 300 persone.

“Dagli imprenditori – ha detto Spacca – arriva un contributo forte e positivo per favorire la cooperazione tra i Paesi dell’Adriatico”. Il presidente ha ricordato l’impegno della Regione per creare una segreteria dell’Adriatico, che coordini tutte le iniziative di solidarietà alla popolazione e di sostegno alle imprese. Ha anticipato che Ancona ospiterà, il 7 giugno, un convegno internazionale dedicato all’Adriatico, in occasione della manovre navali che si terranno, per la prima volta, in Italia, tra le marine militari dei Paesi del bacino adriatico e ionico. In Albania, ha detto Spacca, è auspicabile che vengano riproposte le iniziative avviate in Croazia, per promuovere la creazione di centri servizi a favore delle piccole e medie imprese; strutture che hanno già fatto registrare buoni risultati anche in Serbia e Romania.

Secondo l’ambasciatore Iannucci, l’Italia deve investire di più in Albania. Le imprese delle altre nazioni sono più agguerrite. Dal contributo operativo delle Regioni adriatiche possono, però, arrivare nuove opportunità per rilanciare la presenza italiana in terra albanese. Gli imprenditori hanno parlato dell’Albania come di “una testa di ponte dell’area balcanica”. Motivazione che ha spinto molti di loro a investire in questa nazione. Alle autorità italiane chiedono di non sottovalutare l’importanza strategica dell’area, che soffre ancora di scarsa presenza di istituzioni bancarie e assicurative in grado di agevolare il lavoro quotidiano delle imprese.

Una rilevazione dell’ufficio albanese dell’Ice (Istituto per il commercio estero) registra investimenti medi dell’imprenditoria italiana attorno 9,5 milioni di euro. I settori economici più dinamici sono quelli dei materiali da costruzione e dell’edilizia privata, del tessile abbigliamento, del calzaturiero, dell’assemblaggio di materiali elettrici e motori, della lavorazione del legno, del farmaceutico, dei lavori stradali, del terziario avanzato e dell’agroalimentare. La maggiore concentrazione di investitori italiani è dislocata a Tirana e comuni limitrofi (Durazzo e Kavaja), per circa il 75%, mentre Valona e il sud del paese rappresentano il 15% delle preferenze dei connazionali, per ridursi, ulteriormente, al 5% nei distretti settentrionali d’Albania (Scutari, Puke, KuKes). Dopo un calo di presenza italiana, tra il 1998 e il 2002, negli ultimi mesi si registrano sintomi di “rinnovato entusiasmo” delle piccole e medie imprese italiane che stanno tornando a scegliere il mercato albanese.

Le Marche importano dall’Albania merci per circa 25 milioni di euro (lo 0,5% delle importazioni marchigiane) ed esportano in Albania prodotti per circa 52 milioni di euro (lo 0,6% delle esportazioni marchigiane): principalmente apparecchi meccanici e prodotti tessili. Inoltre sono albanesi il 17% degli stranieri con permesso di soggiorno nelle Marche e le Marche ospitano il 5% degli albanesi regolarmente presenti in Italia. (r.p.)






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 08 maggio 2006 - 1448 letture

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