Giornata Nazionale per comunicazione di pace: Diamo una lingua alla pace

30/11/-0001 -
In occasione della Giornata Nazionale di riflessione sui temi della pace, organizzata per il 10 marzo dalla Tavola della Pace, il Gruppo Esperantista Marchigiano, che aderisce alla Tavola, esprime il proprio pieno e incondizionato appoggio alla riflessione su questi temi, che in tutta Italia debbono creare un momento di mobilitazione dell'opinione pubblica sui valori propri di una cultura di pace.

da Gruppo Esperantista Marchigiano


La pace è una necessità per l'uomo del Terzo Millennio, che si trova ad affrontare rischi ancora maggiori di quelli del passato, tra cui l'estinzione stessa della specie, mentre agiscono sempre più allo scoperto i fomentatori di guerra tra uomini, sistemi economici, paesi, culture, religioni ed ogni altro elemento che può consentire la divisione tra gruppi.

Noi esperantisti uniamo anche la nostra voce per dire che il problema di una comunicazione interculturale veramente democratica è un aspetto ineludibile del dibattito sulla pace. Per essere democratica la comunicazione deve avvenire su un piede di parità. Un sistema di comunicazione che privilegia nettamente alcuni uomini, ma richiede ad altri di investire anni di sforzi per raggiungere un livello inferiore di capacità, è fondamentalmente antidemocratico.

Noi affermiamo che dalla disuguaglianza linguistica consegue disuguaglianza nella comunicazione a tutti i livelli, specialmente a livello internazionale. Per questo il movimento per la lingua internazionale pianificata esperanto è un movimento per la comunicazione democratica.

Lanciato nel 1887 come progetto di lingua ausiliaria per la comunicazione internazionale, e sviluppatosi rapidamente in una lingua viva e ricca di espressività, l'esperanto funziona già da oltre un secolo per unire gli uomini al di là delle barriere linguistiche e culturali, mentre gli obbiettivi di pace e di giustizia di coloro che la usano non hanno perduto nulla della loro importanza e della loro attualità.
Né l'utilizzazione a livello mondiale di alcune lingue nazionali, né i progressi nella tecnica delle comunicazioni, né il ritrovamento di nuovi metodi d'insegnamento delle lingue potranno portare alla democrazia nella comunicazione, che noi consideriamo essenziale per un mondo egalitario e pacifico.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 10 marzo 2006 - 1064 letture

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